Pachidermi e pappagalli, Gabbani contro i falsi complotti

Written by on 2 ottobre 2017

Con il suo ultimo singolo, Pachidermi e pappagalliFrancesco Gabbani ha già superato il milione e mezzo di visualizzazioni su YouTube in poco più di una settimana. Atmosfera musicale allegra e divertente come nel suo stile, critica sociale nemmeno tanto velata nel testo. Questa volta il tema sono bufale, fake news e teorie del complotto, raccontate nel solito tono irriverente.

Ci si potrebbe scommettere che la canzone verrà presto trasformata in un inno contro la disinformazione online, anche perché contiene al suo interno una lunga carrellata delle più celebri falsità che continuano a rimbalzare sui social network. Dalla terra piatta alle scie chimiche, dai rettiliani alle lobby gay, passando per clonazione umana e persone resuscitate: insomma il meglio del peggio dei social.

Scorrendo il testo della canzone si legge poi delle strampalate teorie su Mahatma Ghandi, Aldolf Hitler, Elvis Presley, Marilyn Monroe, Beatles e banchieri ebrei, senza dimenticare i Templari e le piramide egizie.

Tutte storie false, certamente assurde, che risuonano immediatamente nell’orecchio di chi ascolta la canzone.
In mezzo a tutta questa ironia, però, si nascondo anche argomenti seri che riguardano la salute, l’ambiente e la tecnologia, citati in mezzo agli altri come se niente fosse, ma che non meriterebbero di stare nel calderone insieme ai più beceri complottismi.

“Ogni tre respiri sciogli due ghiacciai”
Il riferimento allo scioglimento dei ghiacci nella prima strofa del testo è ovvio: riscaldamento globale e, dunque, cambiamento climatico. E se letteralmente le parole pronunciate da Gabbani generano una frase falsa perché iperbolica, il tema non è certo di per sé una bufala. Qual è il rischio? Che un ascoltatore poco attento finisca per inserire lo scioglimento dei ghiacci – e dunque il riscaldamento globale – nella black list dei complottismi. Quasi come se la canzone fosse stata scritta da Donald Trump in persona.

“Il telefono ci spia, sono della Cia”
Stessa strofa e stesso discorso. Davvero possiamo liquidare come bufala al pari del terrapiattismo anche tutto il tema del cyber-spionaggio? Come se il caso Snowden, il controllo delle comunicazioni dei politici e la profilazione selvaggia degli utenti – tanto per citare alcuni casi di cronaca – fossero l’ennesima chiacchiera del web. Come se le azioni di spionaggio della National Security Agency statunitense fossero dello stesso rango di chi sostiene che Ghandi fosse un massone e i Beatles non siano mai esistiti.

“Si può campare a fieno, peggio il latte del veleno!”
Nel verso dedicato all’alimentazione umana non è chiaro a che cosa si faccia riferimento, probabilmente a qualche strana dieta alternativa (o forse al veganesimo?) e alla teoria secondo cui bere latte bovino potrebbe nuocere gravemente alla salute. La questione però è che l’utilizzo del latte di mucca per l’alimentazione umana è un tema scientificamente dibattuto. Non è un veleno, certo (e chi crede a una simile teoria?), ma non è neppure privo di controindicazioni se consumato in grandi quantità.

Ma in fondo “sono solo canzonette”, obietterebbe Bennato, che motivo c’è di prendersela tanto per il testo di un brano di musica pop? Il rischio di peccare di pedanteria c’è, ma di fronte a una brillante idea musicale come quella di Gabbani si potrebbe dire che siamo davanti a un’occasione in parte rovinata da qualche piccolo intruso. La visibilità del cantante toscano è, per il pubblico giovane, molto maggiore di quanto potrà mai essere un giornale o un altro organo di informazione. E se il pubblico giovane è anche quello statisticamente più suscettibile alla disinformazione online, Pachidermi e pappagalli può essere un’opportunità per rimettere un po’ d’ordine, per fare un po’ di chiarezza e distinguere la fantasia dalla realtà, lì sul quel web dove lo stesso Gabbani ricorda che “tutto è eterno e dura poco più di niente”.

Ora, è ovvio, il testo non si cambia e la canzone resterà quella, e probabilmente se ne trarrà il meglio: che le pubblicazioni sui social non sono oro colato e occorre atteggiamento critico, che la scienza non è il fai-da-te a bordo di una barchetta armati di colapasta e cannocchiale, che non basta sentir dire una teoria per crederla vera.

Ma la canzone è anche un’occasione per riflettere su quale sia il piano su cui si è adagiato il dibattito tra buona informazione e fake news. Un piano in cui è sufficiente credere che la Terra sia tonda e che siamo davvero andati sulla Luna per sentirsi scienziati e pontificare contro la disinformazione. Un momento storico in cui ci si divide in fazioni pro- e contro- le scie chimiche, in cui l’immagine ironica di Gabbani, armato di binocolo, che scruta il cielo alla ricerca delle scie non è poi così lontana dalla triste realtà.


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