La festa è stata istituita nel secolo scorso e la scelta è caduta su questa data  per celebrarla ha una serie di possibili spiegazioni, tutte legate comunque ad eventi in cui la centralità della figura femminile è stata messa in forte rilievo. Di solito si collega l’otto marzo con gli eventi che ebbero luogo nel 1908: in quell’anno, all’inizio di marzo, le operaie dell’industria tessile “Cotton” di New York scioperarono per protestare contro le condizioni disumane in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario della fabbrica bloccò tutte le porte dello stabilimento per impedire alle donne di uscire. Nello stabilimento scoppiò però un incendio e le 129 lavoratrici imprigionate all’interno morirono nel rogo.  Questa data venne in seguito proposta come giornata di lotta internazionale a favore delle donne da Rosa Luxemburg, teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco, proprio in ricordo della tragedia newyorkese.

Festa della Donna

Festa della Donna

LE ORIGINI

 

 

Secondo un’altra versione la scelta dell’8 marzo risalirebbe a tempi ancora più lontani, per la precisione all’8 marzo 1848, quando le lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York proclamarono uno sciopero al quale presero parte trentamila donne, la più imponente manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti. Le scioperanti reclamavano il rispetto dei loro diritti politici e sociali e chiedevano in particolare il diritto al voto, la riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 8 ore al giorno, l’istituzione di un giorno di riposo. Secondo una terza ipotesi, la festa ricorda una manifestazione avvenuta a San Pietroburgo il 23 febbraio 1917 (data che corrisponde al nostro 8 marzo), durante la quale le donne russe sfilarono per le vie della città protestando contro la fame e chiedendo il ritorno a casa dalle trincee di figli e mariti.

Al di là delle ragioni storiche, l’istituzione della festa in questa data risale alla Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, nel 1910, in cui si decise di istituire, su proposta della socialdemocratica tedesca Klara Zetkin, la “Giornata Internazionale della Donna”, fissandone la data all’8 marzo di ogni anno: spirito e scopo di quella giornata era, ed è tuttora, ottenere per le donne una parità di trattamento rispetto agli uomini. In particolare, le socialiste chiedevano allora l’estensione del voto politico alle donne in ogni Paese.  In Italia si cominciò a celebrare la festa della donna prima dello scoppio della prima guerra mondiale. La tradizione si interruppe durante gli anni del fascismo e riprese durante la lotta di liberazione come giornata di mobilitazione femminile contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti delle donne. Nacquero così i gruppi di difesa della donna collegati al Comitato di Liberazione Nazionale, da cui nacque in seguito  l’Udi (Unione Donne Italiane). Nel 1946 l’Udi preparò il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali e politici delle donne, e scelse la mimosa come simbolo della giornata. 

OGGI

L’8 marzo dovrebbe essere per questo una giornata per riflettere sul ruolo femminile nella società contemporanea, magari insieme alle proprie amiche.

Ma non sempre è così. Questa festa è diventata una tra le più commerciali di tutto l’anno. Una giornata dedicata alla vendita di fiori e cioccolatini.
Un motivo per tante di darsi alla pazza gioia, andando in uno dei tanti locali, bar, ristoranti, ecc., che mettono a disposizione delle avventrici, corpi di uomini da guardare e perchè no, anche toccare.
Per carità, nulla da ridire se tutto questo si fa all’insegna del divertimento. Più grave, è se, questo è per qualcuna l’unico modo per rivendicare il proprio essere donna emancipata nel 2010.

Non sta a nessuno criticare o giudicare nessuno, nel modo di festeggiare questa o quella ricorrenza. Ognuno fa quello che crede, come meglio crede.
L’importante è non perdere di vista il senso di questa giornata, che dovrebbe farci pensare a quanto siamo fortunate noi, e, a quanto non lo siano altre donne in altre parti del mondo. E cercare, ognuna nel proprio piccolo, di lottare, affinchè, ci sia più parità tra i sessi.

E comunque… auguri donna.